Breve storia del quartiere "Sant' Eusebio" da (Pro Manuscripto) di Mons. LUIGI CHERCHI |
Prima della seconda guerra mondiale (1939-1945), la configurazione (ecclesiastica) della città di Cagliari si poteva descrivere più o meno in questi termini.
Verso nord-est i confini li segnava la parrocchia di San Giacomo che andava a finire, con la sua competenza religiosa, sino alle ultime case di Pirri; verso nord-ovest i confini venivano delimitati dalle parrocchie della SS. Annunziata e da quella dell'antico suburbio di Sant'Avendrace. Restava, a partire da questi confini, così genericamente indicati, un intero territorio che di città non aveva proprio nessun aspetto: era la zona che il popolo, in mancanza di denominazioni ufficiali, chiamava in modo globale o "Bingia Matta" o "Is Mirrionis" o "San Michele".
Questa ultima, che ha finito per dominare anche presente, era d'altronde la più indicativa per la zona si estendeva praticamente ai piedi del Colle( e Castello) di S: Michele ad est, e a ovest del medesimo, sino al "Dazio" di S.Avendrace. Ancora non esisteva il Piano Regolatore Generale, che venne approvato solo nel 1965.
Nessuna meraviglia che la zona di cui stiamo parlando presentasse ancora un aspetto agro-pastorale: molte vigne che andavano sempre più invecchiando, poche le strade e malandate, molti i sentieri campestri, e rovinate le poche siepi esistenti.
Ricordo di aver conosciuto i viottoli agresti di Masonis (oggi via Cardinal Cadello), 'Maglias' e altri negli anni 1926-1927. ...>>>>> segue